Sergio Scatizzi “Natura morta”

Sergio Scatizzi
“Natura morta”
Olio su tavola
cm 55×57
1990
Quello che molti non sanno di Sergio Scatizzi è che non era semplicemente un pittore ma anche quello che potremmo definire un connoisseur: un “conoscitore”.
Gli studi personali spaziavano dalla letteratura alla storia, ma soprattutto la storia dell’arte, ed in particolare quest’ultima gli permise di diventare un finissimo collezionista.
Conoscenza riversata nella pittura, un mezzo espressivo consapevole vòlto ad una indagazione parallela tra passato e contemporaneo senza tralasciare l’insita lettura dei significati.
La natura morta, spesso categoria bistrattata, già dai famosi Salon parigini, la cui valenza simbolica è stata riscoperta solo nel Novecento.
Nella pittura di Scatizzi l’elemento espressivo della natura morta è come se trovasse una nuova gloria.
Fiori e frutta paiono trovare una sorta di riscatto vivifico.
Bellezze vegetali che paiono esemplificazioni nel tentativo di annullare o almeno distaccarsi proprio da quella definizione ossimorica che caratterizza il suo genere: “morta”.
Sergio Scatizzi
“Still life”
Oil on board
cm 55×57
1990
What many people do not know about Sergio Scatizzi is that he was not simply a painter but also what we might call a connoisseur: an “expert”.
Knowledge poured into painting, a conscious means of expression aimed at a parallel investigation of the past and the contemporary, without neglecting the inherent interpretation of meanings.
His knowledge was poured into his painting, thus becoming a conscious means of expression aimed at a parallel investigation of the past and the contemporary, without neglecting the inherent interpretation of meanings.
Still life, often a neglected category, even in the famous Parisian Salons, whose symbolic value was only rediscovered in the twentieth century.
In Scatizzi’s painting, the expressive element of still life seems to have found new glory.
Flowers and fruit seem to find a sort of life-giving redemption.
Vegetable beauties that seem to exemplify the attempt to cancel out or at least detach themselves from the oxymoronic definition that characterises their genus: “dead”.








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