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La Galleria

Studio d'Arte Moderna Il Fiore

“Il Fiore” – Studio d’arte moderna

La Galleria, fondata nel 1989, ha iniziato la sua attività con la mostra “Omaggio a Ottone Rosai” facendo così intravedere quelli che sarebbero stati i propositi futuri.

Su suggerimento ed incoraggiamento del Maestro Sergio Scatizzi fu deciso di intitolare la nuova galleria col nome che era già stato di un’altra, nota e famosa, esistita a Firenze tra il 1942 ed il ’74: “Il Fiore” di Corrado Del Conte , voluta proprio da Rosai, anche se con intenti e prospettive , considerati i tempi, diversi e per questo affiancata dalla dicitura “Studio D’Arte Moderna”.

Il proseguo delle mostre vedeva la proposizione di pittori caratterialmente fiorentini anche se non tutti originari della città, ma che ad essa si sono ispirati vivendola ed amandola per tutta la loro vita.

Gli eventi delle varie personali si sono ripetuti negli anni ed ecco alcuni dei nomi degli artisti più ricorrenti:

 

Enzo Pregno

Nacque al Cairo da genitori italiani e si trasferì a Firenze dopo aver vissuto in vari paesi d’Europa entrando a diretto contatto con l’ambiente artistico internazionale incontrando Pablo Picasso, Victor Branner, Filippo De Pisis ed Oskar Kokoschka che , quando si recava a Firenze, lo andava a trovare nel suo studio.

Sue opere si trovano alla Galleria d’Arte Moderna di Firenze ed in numerose collezioni in Italia ed all’estero. Enzo Pregno occupa un posto rilevante nell’arte del ‘900 in Toscana; pittura asciutta, ristretta all’essenzialità, è nella linea storica dell’espressionismo europeo e ne costituisce uno dei rari esiti in Italia. Fu osteggiato dal mondo artistico fiorentino perché non volle mai appartenere a nessuna corrente artistica ma è per questo motivo che fu apprezzato dai Maestri citati.

 

Guido Peyron

Peyron faceva parte di quella cerchia intellettuale dove si confrontavano letterati, critici ed artisti che rendevano allora vitale Firenze. Partecipò a Biennali veneziane , a Quadriennali romane ed a molte altre rilevanti mostre. Guido Peyron è un caso singolare segnato dal privilegio della grazia che nasce dalla nobiltà di un raffinato lavoro mentale. Esempio di quel modo antico di far pittura nel silenzio e nella riservatezza questa personalità si impone nel panorama del ’900 italiano. Nature morte di oggetti silenti allusivi di profonde malinconie esistenziali, personaggi e figure ritratti con sottile ironia, sempre ricca di emozione sognante e castissima, a nessuno ormai sfugge il significato di questa arte cristallina e densa di emozione. Da allora le sue opere sono state presenti nelle maggiori mostre in cui apparivano i maggiori pittori del secolo scorso.

 

Ugo Capocchini

Capocchini ricevette, come prima affermazione pubblica, il Premio Panerai con Il grande Nudo disteso ora nella Galleria D’Arte Moderna di Firenze. Un’esperienza pittorica che risale ai grandi Maestri del manierismo toscano. Cultura preziosa, letteraria quanto figurativa con stupefatti accrescimenti contemporanei. Un’instancabile itinerario di figure femminili nello spazio sonoro e ventilato di atmosfere rosate dai caldi meriggi estivi. Memorie mitiche di ellenici splendori, squisite forme non lontane dalle deliranti anatomie pontormesche. Un senso malinconico, un’ansia acre vela lo splendore di questi sogni e le impossibili nostalgie. La sua attività misurata ma assidua è via via documentata dalle personali che realizza a Firenze ed altrove. Numerosi sono i riconoscimenti che lo fanno entrare autorevolmente nella storia dell’arte del suo tempo non solo fiorentina.

 

Guido Borgianni

Nacque nel 1915 a New York da famiglia italiana che presto si trasferì a Firenze dove ha sempre vissuto salvo rari momenti di brevi viaggi. Avvertendo sin dall’inizio quello che c’è di nuovo nell’aria del secolo, spinto e sostenuto da una passione autentica, che troppo spesso è venuta meno alle generazioni d’oggi, non frenato dallo scetticismo di una cultura che lo circonda e in perenne polemica con l’arte del suo tempo. Non ignaro di quanto avveniva, subendo più sconfitte che successi, è riuscito a salvarsi dall’immane naufragio della teoria. In realtà Borgianni non si può isolare da ogni risonanza culturale e letteraria. Sarebbe un imperdonabile errore di metodo piantato com’è nel vivo delle esperienze europee dal secondo impressionismo al più turbato espressionismo di Ensor. Non si è mai fatto attrarre da una visione dell’arte diversa dalla propria preferendo sviluppare la sua singolarità pur rendendosi conto delle difficoltà che tutto ciò comportava tanto da essere considerato, in passato, un “bohemién” straneo dai canoni del tempo: un “indipendente” come lo definì Parrochi. Sue opere si trovano agli Uffizi, alla Galleria D’Arte Moderna a Firenze ed in quelle di Pisa, Bologna, in Germania ed in innumerevoli collezioni private in Italia ed all’estero.

 

Silvio Loffredo

Loffredo nasce a Parigi ed ha qui la possibilità di conoscere l’ambiente artistico europeo partecipando a varie collettive tanto da essere invitato con un gruppo di opere alla XXXI Biennale di Venezia. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche quali gli Uffizi e Pitti, ma anche all’estero come Parigi, Ginevra, New York e presso molti collezionisti privati italiani e stranieri. Loffredo è tra i pochissimi artisti che riescono ad andare oltre il possibile vedere. Volti, fiori, battisteri ( sempre e unicamente quello di Firenze, la sua ossessione) ogni soggetto è trasfigurato dal segno, forte, violento, tremante, dolcissimo alla fine, e tale per cui la forma si fa corpo, fremente e vivo d’un unico indicibile soggetto: la pittura.

 

A questi si sono poi affiancati artisti, anch’essi cari alle galleria, come: Mario Cavaglieri, Mario Marcucci, Mino Maccari, Rodolfo Ceccotti, Mirando Iacomelli, Nico Paladini, Folco Chiti Batelli, Enzo Faraoni, Venturino Venturi, Emanuele Cavalli, Nino Tirinnanzi.

Essendo il legame con Scatizzi stretto da legami familiari ci si potrà rendere conto del perché diventi da subito il principale artista della galleria e del perché ci sia da subito la possibilità di esporre opere rigorosamente scelte della produzione .

Oltre a questo ci sarà, in breve tempo, un trasferimento sistematico di tutto il materiale documentale della vita del Maestro tanto che si verrà a costituire, presso la galleria, l’Archivio storico che lui ha voluto si concentrasse presso di essa.

 

Una volta data una organizzazione razionale e scientifica al materiale accumulato negli anni sulla sua carriera artistica , Scatizzi ha voluto rendere ufficiale nel 1999 , con uno scritto di suo pugno, l’incarico dato ad Alberto Diolaiuti direttore della galleria, e solo a lui, di gestire l’unico suo Archivio ufficiale confermandolo sempre in seguito sino al momento in cui anche le valutazioni di autenticità delle sue opere, dopo la sua morte, fossero affidate solo a lui.

 

La nostra galleria, è noto, è stata e vuol essere una galleria di tendenza, intendendo questo termine in maniera completamente opposta a come normalmente si intende, ma altrettanto legittima; la tendenza, o linea portante della nostra attività, è sempre stata legata alla riproposizione della pittura soprattutto toscana del Novecento, compiuta con occhio vigile e spregiudicato, accostando agli artisti maggiori e più noti coloro che per i singolari eventi della fama e delle tendenze hanno bisogno di una ricognizione critica rinnovata e perfino di una reale riesumazione. Siamo convinti che così facendo la nostra attività possa esser considerata realmente utile ed attiva nella comprensione degli eventi d’arte del secolo che si è da poco concluso.